Storia della piadina

L'etimologia del termine piadina è incerto e probabilmente è collegata al greco "plaukous " "focaccia " e se si accetta tale ipotesi il termine deriverebbe quindi dalla dominazione bizantina della Romagna.

La storia della piadina romagnola ha origini antichissime e risale niente di meno che al periodo degli Etruschi i quali usavano preparare una pastella con i cereali, che veniva poi cotta con una forma tonda e farcita con verdure o salse oppure utilizzata come una sorta di pane.

Dopo la conquista romana dell'Etruria, molte ricette vennero inglobate nella tradizione romana e tra queste c'era anche la piadina che iniziò ad essere consumata anche nell'antica Roma negli ambienti più raffinati. 

Il primo documento storico conosciuto che parla della "piada", risale al 1371, alla descrizione della Romagna compilata dal Cardinale Angelico, nella quale tra i tributi che la città di Modigliana doveva pagare alla 

Camera Apostolica figuravano 2 "piade". Fu poi Giovanni Pascoli tra '800 e '900 a dare dignità culturale alla "piada", all'epoca cibo povero diffuso tra i ceti meno abbienti: in varie sue opere parla del "pane di Enea", del "pane rude di Roma", legando l'origine della "piada" alla latina "mensa", rinvenendola nel settimo canto dell'Eneide. Di poi, in una nota di presentazione del poemetto "La Piada", pubblicata su "Vita Internazionale" nel 1900, egli scriveva: "Piada, pieda, pida, pié, si chiama dai romagnoli la spianata di grano o di granoturco o mista, che è il cibo della povera gente; e si intride senza lievito; e si cuoce in una teglia di argilla, che si chiama testo, sopra il focolare, che si chiama arola...".

Già agli inizi del XX secolo la piadina ebbe un grande rilancio grazie alla presenza della farina di mais che, mischiata a quella di grano tenero per questioni più economiche che culinarie, serviva a preparare l'impasto. 

Le bambine già all'età di cinque o sei anni imparavano a tirare la sfoglia ed a cuocere nel testo romagnolo per i canonici 3 – 4 minuti le fragranti piadine farcendole con il tradizionale salame fatto in casa, la salsiccia ai ferri, i cavoli lessati conditi con olio, aglio e rosmarino, o con la coppa di testa. E la piadina, assieme alle altre specialità romagnole, iniziò a conquistare i turisti negli anni '40 e '50, quando cominciarono ad apparire lungo le strade statali che portavano al mare i primi chioschi che vendevano le piadine preparate al momento e gustate con la porchetta di maiale, le salsicce cotte alla brace, i cavoli, i pomodori e le melanzane gratinate e questa tradizione è proseguita fino ad oggi. In epoca piu' moderna, poi, la piada e' diventata il simbolo della Romagna, sinonimo della casa, della terra natale. Max David, giornalista e scrittore, l'ha definita come "la più romagnola delle specialità romagnole".

Si presenta come una sfoglia di pastella di forma rotonda tirata col mattarello senza bisogno di lasciar l'impasto a riposare, preparata a partire da ingredienti molto semplici quali acqua, farina, bicarbonato, strutto, latte, con una buonissima farcitura che può essere tra le più varie e va secondo i gusti ed i desideri del buongustaio che la deve mangiare: così può essere ripiena di mozzarella, pomodoro e prosciutto, oppure rucola e stracchino, o ancora verdure, stracchino e salumi; insomma la scelta è illimitata.

Per quanto riguarda il suo abbinamento con il vino, questo e' legato alla farcitura: per una piadina con stracchino (o meglio squacquerone) e rucola un ottimo abbinamento, per di piu' "territoriale", e' con l'Albana di Romagna secco, mentre per la piadina farcita col prosciutto crudo o con la salsiccia l'abbinamento ideale e' con il Sangiovese di Romagna versione tradizionale. Per quanto riguarda una possibile birra in abbinamento, si puo' ben sposare ad una classica birra chiara scelta fra quelle (ottime) prodotte fra Marche e Romagna. 

Somm. Arcangelo Prologo

Delegazione AIS Pesaro

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0 #1 profile 2018-10-31 18:30
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